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venerdì 11 dicembre 2015

Stato di guerra (avanzato)

Paziente: "No sa, poi sono allergica a certe medicine, se le prendo mi viene lo shock apocalittico".

Sarà uno shock talmente forte da distruggere l'intera umanità, e io che avevo paura della pillola contro il Pakistan!

giovedì 10 dicembre 2015

Stato di guerra

Discorsi pericolosamente ambigui in "tempi di guerra"



Paziente: "Infermiera scusi, ma qui qualcosa non quadra con le mie pillole del mezzogiorno"
Io: "Ah, cosa?"
Paziente: "Bèh, a mezzogiorno c'è sempre una pillola marrone, sa, quella contro il Pakistan".
Io: "Pakistan eh? Ora controllo" 

(Sarà una bomba-pillola?)

lunedì 23 febbraio 2015

Il "pronto" soccorso

Da tirocinanti ci tocca fare pratica in ogni reparto dell'ospedale, compresa sala operatoria, pronto soccorso, ambulatorio, centro di riabilitazione, casa di riposo, reparto malati terminali e chi più ne ha più ne metta.
Ogni esperienza è fantastica e indimenticabile, ma soprattutto indimenticabile (nel bene e nel male). Di recente ho fatto le mie due settimane obbligatorie nel pronto soccorso.
Se ci fossi stata abbastanza tempo avrei potuto scriverci un blog a parte, ma due settimane sono sufficienti per un post.
Prima di tutto chiariamo come funziona qui il Noteaufnahme, cioè il corrispettivo del nostro pronto soccorso.
Ci sono due possibilità per arrivarci, con l'ambulanza o da soli. Le ambulanze ovviamente hanno la precedenza, anche se in questo preciso ospedale non c'è nessuna priorità prestabilita, sono le infermiere all'accettazione che decidono, in base alla gravità della cosa, chi ha la precedenza. In alcuni ospedali della Germania esistono i classici codice verde, giallo e rosso, quanto meno in quelli più grandi, in questo dove attualmente faccio il tirocinio invece no. Il pronto soccorso, così come la maggior parte della sanità tedesca, è gratuita, o comunque non ricade direttamente sulle spalle del singolo paziente, ma viene pagata dall'assicurazione sanitaria, a cui è obbligatorio essere iscritti e versare mensilmente una percentuale dello stipendio.
Il sistema sanitario tedesco non è così complesso, ma viene meglio spiegato in un altro post.
Con il fatto che non ci sia né un ticket da pagare come in Italia, né un codice verde, giallo, rosso da rispettare, il "pronto" soccorso diventa una bolgia infernale aperta a qualsiasi malato, immaginario e non.
Vengono per farsi "curare" persone di ogni genere e con ogni tipo di disturbo, dalla frattura al mal di testa, da incidenti domestici con il coltello alle cadute per strada, da strappi muscolari a piedi freddi. E spesso persone che veramente stanno male devono aspettare delle ore perché i medici sono pochi e il tempo da dedicare ad ognuno non va trascurato.
Diciamo che possiamo semplificare il Noteaufnahme dove ho lavorato dividendolo in due grosse sezioni: trauma e medicina interna.
Il "Trauma", ogni paziente che arriva a causa di una caduta o per un dolore non chiaro alle ossa o articolazioni, viene mandato in radiologia, indipendentemente se si sospetta o meno una frattura. Il medico gli fa una visita approfondita e accurata nella zona dove ha dolore, con anamnesi, palpazione, controllo del movimento e delle risposte neuro-sensoriali. Dopo di che, anche se persino io da ignorante capisco che non c'è frattura, il paziente viene mandato a fare la radiografia o la tac, e ritorna poi dal medico con i risultati. E' tutto un processo interno all'ospedale e si risolve nel giro di qualche ora.
Il paziente di medicina interna, ovvero tutti coloro che arrivano con un problema che non
ha nulla a che fare con le ossa e il sistema muscolo scheletrico, viene fatto accomodare su una lettiga, gli viene prelevato il sangue, misurato polso, pressione, frequenza respiratoria, ossigeno nel sangue e fatto un ECG. Questa è la procedura base indipendente dal motivo per cui il nostro paziente è venuto al pronto soccorso. Dopo di che, in base all'anamnesi e alla visita del medico, si può andare avanti con eventuali radiografie al torace, sonografie, gastroscopie e così via. Chi risulta grave o ha una sintomatologia non chiara viene ricoverato per ulteriori analisi, o nel caso di fratture e grosse ferite per essere poi operato.
Tutto ciò, ovvero l'inutilità e la "perdita" di tempo per alcuni pazienti che potrebbero benissimo starsene a casa e prendersi un'aspirina contro il mal di testa prima di venire in ospedale, è dovuta al sistema sanitario tedesco, che ruota attorno alle assicurazioni. L'ospedale guadagna tanto più dall'assicurazione quante più visite, operazioni, radiografie, analisi del sangue, gastroscopie fa.
Ed essendo per il paziente tutto ciò gratuito (pago l'assicurazione sanitaria allo stesso modo ogni mese, sia che io vada ogni giorno dal medico, sia che non mi sia mai ammalata in vita mia) pensa bene di approfittarne e di farsi fare un controllo in ospedale anche se dopo aver dormito male ha il torcicollo, o se a 85 anni e dopo un ictus scansato ha difficoltà a respirare quando cammina troppo.
Dall'altro lato però, i pazienti che invece di andare dal medico di famiglia vengono al pronto soccorso sperando di risolvere la cosa più velocemente, restano davvero le ore ad aspettare il loro turno e lo svolgersi delle visite, che spesso vengono ritardate a causa di mancanza di personale medico. Molti sono costretti ad aspettare nel corridoio sulle barelle, coperti solo da un telo di carta. Altri, che dopo aver saputo di non avere nulla di grave vorrebbero andarsene, devono aspettare seduti anche 4 ore solo per avere una carta di dimissioni.

I due volti della medaglia, in un pronto soccorso che tanto pronto alle vere emergenze non è.  

venerdì 13 febbraio 2015

Confusione da freddo

Reparto di medicina generale.

Suonano.
Vado in stanza e la paziente, circa 50 anni, tutta rannicchiata sotto le coperte mi dice che ha freddo.
Paziente: "Infermiera ho freddo".
Io: "Alzo il termosifone?".

P: "No no, poi la mia compagna di stanza non riesce a dormire perché fa troppo caldo".
Io: "Va bene, allora le prendo un'altra coperta".
P: "No no, poi io non riesco a dormire con due coperte".
Io: "Signora le opzioni sono solo due, io non posso riscaldarla. Se vuole le prendo una coperta extra".
P: "No, ma... non ho capito perché non indosso le calze".
Io: "Non lo so, gliele prendo nell'armadio?"
P: "No no, io dico le calze di compressione, quelle per prevenire i trombi... Va bèh, ma io non sono un medico".
Io: "Signora guardi che le calze di cui parla non servono per riscaldarla, ma sono appunto contro il rischio di trombosi".
P: "Va bèh, non importa" 
E torna a raggomitolarsi sotto le coperte in preda al freddo e alla confusione mentale.  

domenica 1 febbraio 2015

Il paziente fiducioso

A differenza dell'onnisciente il paziente fiducioso sembra non importarsene nulla di cosa dice internet, di quali siano le ultime scoperte mediche o di quale medicina sia migliore.
Il paziente fiducioso è quello che, un po' in maniera indifferente, un po' in modo ignorante, si affida completamente al parere del medico.  E' gentile e cortese con il personale sanitario, spesso sorride felicemente sicuro che tutto andrà per il meglio, senza la minima preoccupazione che qualcosa possa andare storto. 
E' quello che risponde "Dottò io sono ignorante, faccia lei"
Il medico sta lì a spiegare, anche con parole povere, tutto il procedimento dell'operazione o come un farmaco possa agire in maniera positiva sull'organismo, ma l'interlocutore sembra non volersi applicare più di tanto. Non è necessariamente ignoranza, spesso è semplicemente menefreghismo , pigrizia ed eccessiva fiducia. Anche se dovesse guardare un programma di medicina in TV, o se un amico un po' più interessato dovesse consigliargli di chiedere un secondo parere perché il primo non lo convince, per il nostro paziente fiducioso il dottore ha sicuramente ragione perché ha studiato, ha esperienza e il suo dovere è guarire la gente. Il lato negativo è che questa categoria è quella che resterà più facilmente delusa e disillusa. I medici sono esseri umani e possono sbagliare, e soprattutto non possono guarire tutti. 
Nell'immaginario collettivo dell'uomo che si affida alle cure mediche c'è come unico risultato la guarigione, il miglioramento. Quando questo non avviene perché non c'è una cura o perché la cura data non era giusta, si rompe quell'ingenua credenza e il fiducioso si trasforma nell'incazzato.  

venerdì 5 dicembre 2014

Il paziente razzista, incazzato o razzista incazzato

Prima di tutto voglio precisare, anche se spero che siate abbastanza intelligenti da capirlo da soli, che per fortuna non tutti i pazienti, non tutte le persone, non tutti i tedeschi sono razzisti o pensano che lo straniero rubi il loro lavoro. 

Il razzista è quello che appena sente l'accento straniero, anche quando parli perfettamente tedesco meglio degli stessi tedeschi (ci sono medici stranieri che parlano benissimo e non hanno nulla da invidiare ad un madre lingua, l'unica "pecca" resterà sempre l'accento), ti guarda con aperto disprezzo.
Ti squadra dalla testa ai piedi e con una smorfia di chiaro disgusto sul viso ti chiede da dove vieni, o inizia a nominare a random i Paesi che schifa di più. Da dove viene? Russia? Polonia? Romania? Kazakistan? Ungheria? In genere sono i paesi dell'est europa e la Russia ad essere nella top ten del razzista.
Con la stessa smorfia schifata gli rispondi che vieni dall'Italia. Ed ecco il cambiamento.
AAAH, ITALIAAA! Urla sorridendo, e già ti odia meno. Da lì partono i classici luoghi comuni, , pizza, spaghetti, mafia, Berlusconi! Spesso preferirei dire che vengo dal Kazakistan.
Bella Italia
Naturalmente il razzista puro, una categoria per fortuna in minoranza, ma comunque presente, ti schifa a prescindere dal Paese di provenienza, l'italiano non gli sta più simpatico del rumeno o del sporco straniero ruba lavoro, o peggio, di quello che viene in Germania ad usufruire delle agevolazioni sociali per immigrati e vive sulle spalle degli onesti lavoratori.
russo. Nella sua testa si forma l'idea dello
Il paziente incazzato è invece quello che urla sempre con chiunque e per qualsiasi motivo. La camera è piccola, il medico è incompetente, l'infermiera non arriva subito quando suona il campanello, il cibo fa schifo. E' costantemente nervoso, irritabile e perde la pazienza per nulla. Non gli si può parlare, se si prova a scherzare la prende come un'offesa personale, se si è troppo seri non va bene, se si sta zitti pensa che non gli si dia importanza. Se non ha nulla di cui lamentarsi in ospedale, cosa rara, prende ad inveire contro le tasse, il tempo, il governo, la suocera, il caro vita e così via.

Il razzista incazzato infine è quello che, se la camera è piccola, il medico incompetente, l'infermiera lenta e il cibo fa schifo, è tutta colpa degli stranieri.

Le altre categorie di pazienti (work in progress)

giovedì 4 dicembre 2014

Il paziente rompicoglioni insopportabile

Non prendetela a male cari pazienti o parenti. Non leggetemi come se fossi un mostro che non capisce la sofferenza di chi giace in un letto d'ospedale, ma provate a capire che noi siamo anche esseri umani, e talvolta delle categorie di pazienti ci fanno davvero impazzire e perdere la pazienza. 
Il rompicoglioni insopportabile è il peggiore, è peggio anche del razzista incazzato per quanto mi riguarda. 

Quello che crede di essere l'unico paziente in ospedale, il principale, unico a soffrire ed aver bisogno di aiuto.
Quello che pensa che si lavori solo per lui, che medici ed infermieri non abbiano nulla da fare e possano stare dietro alle sue richieste (spesso assurde e inutili) tutto il tempo che a lui sembra necessario.

Quello che pretende di avere tutto il team ospedaliero a sua disposizione in ogni momento della giornata.
Quello che suona ogni 15 minuti per qualsiasi cosa, anche la più piccola puttanata.
Quello che quando sei in stanza solo per misurargli la temperatura (20 secondi contati) è capace di tenerti lì mezz'ora.
Quello che pensa, parla, agisce e chiede talmente lentamente che il tempo dovrebbe raddoppiare per poter fare tutto ciò che chiede.
Quello che vuole essere spostato il bicchiere d'acqua nell'esatta posizione che dice lui. Più a destra, più verso di me, più all'estero, no così è troppo. Ecco sì, così a lato va bene, ma meno a sinistra.
Quello a cui non frega nulla se, mentre sei ad adempiere inutili compiti nella sua stanza con la sua lentezza e secondo le sue regole di precisione, suonano altri 4 campanelli e tu sei l'unico che deve andare a rispondere.
Quello che ogni giorno ti chiede che medicina è quella pillola rosa quadrata, anche se ormai la prende da mesi.
Quello che pensa che tu debba uccidergli anche le zanzare in stanza, perchè è un tuo dovere. 
Quello che ha sempre e comunque ragione.
Quello che ti fa rifare tutto da capo se c'è un pelo fuori posto.
Quello che una volta che lo hai lavato, pulito, asciugato, vestito, messo il pannolone e rimesso a letto ti dice che deve andare in bagno. 
Quello che non è mai contento di nulla e ha da lamentarsi di tutto e tutti. La cucina, le infermiere, i medici, i medici stranieri, la tv, il caldo, il freddo, il letto scomodo, il tavolo piccolo, il compagno di stanza che russa, la poca libertà di movimento in ospedale.

Qualcuno dovrebbe dirgli che non sono in albergo o in vacanza, ma in ospedale!  

mercoledì 3 dicembre 2014

Il paziente demente

Con la parola "demente" non intendiamo offendere assolutamente nessuno, chi usa questo aggettivo in modo offensivo è semplicemente ignorante o stupido.
La demenza senile o morbo di Alzheimer, è una malattia degenerativa che colpisce soprattutto persone anziane, e talvolta anche giovani.
I pazienti dementi possono essere anche divertenti, dolci, premurosi, creativi, pieni di vita, aggressivi, irritanti.
Demente innamorato: è una signora che piange quasi tutto il giorno spaventata perché non sa dove si trova, non la calmano nè eventuali medicinali, nè infermieri, nè parole di nessun genere. Una signora che piange terrorizzata tutto il giorno perchè non riconosce il luogo dove si trova, nè le persone, finché non arriva il marito a trovarla e lei improvvisamente si calma. Lui si siede sul letto vicino a lei, le tiene la mano e anche se non dice nulla lei lo riconosce, non piange più, non ha paura di una stanza che non conosce e di persone continuamente nuove. Qualche volta l'amore va oltre la malattia; purtroppo però non sempre i malati affetti da Alzheimer o demenza riconoscono i propri cari.
Demente aggressivo: tu entri in stanza e per qualche motivo il paziente ti odia e ti aggredisce verbalmente e fisicamente. In quei momenti è meglio non avvicinarsi o lasciar provare ad un collega diverso.
Demente divertente: tu entri in stanza e ti chiede duemila volte la stessa cosa. E tu duemila volte gli racconti qualcosa di diverso, lasciando spazio alla creatività per non impazzire rispondendo sempre le  
stesse cose alla stessa domanda. E' anche quello che parla volentieri della propria vita e racconta fatti del passato costantemente; in più è premuroso e dolce con gli infermieri ed i medici, contento di avere compagnia, ogni volta che entri in stanza ti ringrazia anche per la visita.
Demente fuggiasco: lo trovi sempre pronto a scappare o ad escogitare piani di fuga per tornare a casa. Di solito è quello che vive in una precisa epoca del suo passato ed è convinto di dover tornare a casa per cucinare ai figli, dover andare a lavoro, o dover fare qualche attività quotidiana che ha segnato la sua esistenza da giovane. Questo pensiero fisso lo porta a voler ritornare a casa. 
Demente passivo: tu entri in stanza dopo 10 ore e lo trovi ancora lì, nella stessa esatta identica posizione come l'hai lasciato. E' quello che dimentica di mangiare, bere, andare al bagno, dormire e fare qualsiasi altra attività quotidiana. Ma è anche il più docile, tranquillo e facile da curare, perché ti segue e fa tutto quello che gli dici.  

Le altre categorie (work in progress)

martedì 2 dicembre 2014

Il paziente invidioso

Il paziente invidioso è quello che non può sopportare che tu dia più attenzioni al compagno di stanza piuttosto che a lui. Può darsi che il compagno di stanza abbia più bisogno di attenzioni e di cure; può darsi che ha chiamato per farsi aiutare in qualcosa o semplicemente per farsi portare un po' d'acqua. In ogni caso ogni volta che entri in stanza anche l'invidioso ha qualcosa da dire.
Ma cosa accade se in stanza ne mettono due invidiosi insieme?
Semplicemente che entri in un vortice senza fine, in un tunnel senza ritorno. Vai in stanza per misurare la pressione e ne esci dopo 40 minuti perché i due hanno qualcosa da chiederti, facendo rimbalzare le richieste come una pallina da ping pong tra l'uno e l'altro, spesso senza nemmeno darti il tempo di finire con il paziente con cui hai iniziato.
Infermiera devo fare la pipì.
Anche io devo fare la pipì.
Infermiera potrebbe portarmi una bottiglia d'acqua?
Anche io ho sete, mi riempie il bicchiere?
Voglio andare a letto, mi aiuta?
Quando ha finito anche io vorrei mettermi a letto.
Mi vorrei lavare i denti.
Uh, anche io vorrei lavare i denti.

E' mai possibile che questi abbiano sete, voglia di andare a letto, fare pipì, pulirsi e tutto il resto assieme?
Quando sono soli, o con altri pazienti autosufficienti, non hanno tutte queste richieste, stranamente non vogliono nemmeno più lavarsi i denti dopo ogni pasto. riescono a fare la pipì da soli, si riempiono il bicchiere con l'acqua senza aspettare che sia tu a farlo. 
Misteri della vita in ospedale!

Le altre categorie (work in progress)

lunedì 1 dicembre 2014

Categorie di pazienti

Nella nostra professione siamo in contatto con tante persone, tutte diverse tra loro, uniche nel loro genere, nella malattia, nella storia personale e nel carattere. 
Ma diciamoci la verità, ci sono delle categorie generali in cui si possono classificare bene o male tutti i pazienti. Ognuno ha il suo stile, il suo marchio, la sua caratteristica che lo colloca in una differente classe. 



venerdì 14 novembre 2014

Ci sono le zanzare

Turno di notte
Reparto di chirurgia ortopedica.

3.00 di notte, suonano, vado in stanza (pensando che qualcuno stia minimo morendo, avendo un infarto o soffrendo atrocemente per il dolore post operatorio) e la paziente, circa 55 anni, turbata e inquieta mi dice:
"Infermiera.... Ci sono le zanzare!".

Il mio sguardo perplesso si vedeva sicuramente anche nel buio della stanza perchè la paziente ha subito continuato dicendo "Ci sono le zanzare, non riesco a dormire, mi mangiano".


Per quanto sconvolta dalla richiesta e pur pensando MA CHI SE NE FREGA, mi trasformo subito in ammazzazanzare e studio un piano per eliminare le succhiasangue senza svegliare l'altra signora in stanza. Tempo 40 secondi che con lo sguardo perlustro la stanza, e la mia tanto sconvolta e insonne paziente disturbata dalle zanzare sta beatamente ronfando.  

lunedì 10 novembre 2014

Il bidet, questo sconosciuto (Parte I)

Come tutti sapete, il problema numero uno di un italiano che espatria non è la lingua, il cibo, il clima o le diversità culturali, ma trovarsi a fare a meno del bidet. 
In questa raccolta a tema vorrei raccontare varie esperienze allucinanti e allarmanti dell'incontro tra gli "stranieri" e il bidet. 

Reparto di ginecologia: i bagni sono dotati di bidet. Miracolo!
Pensiero personale numero uno: allora lo conoscono e ne riconoscono l'importanza in un reparto di ginecologia.
Pensiero personale numero due: ma perchè non lo usano tutti?

Episodio:
Devo aiutare una signora di mezza età, circa 55-60 anni, a lavarsi. Siamo in bagno entrambe e io le spiego che si può sedere su uno scannetto davanti al lavabo e iniziare a fare ciò che riesce da sola, mentre io l'avrei aiutata a lavarsi la schiena, i piedi e quant'altro non poteva causa dolori post operatori.
La signora guarda il lavandino, poi il bidet, poi me con aria interrogativa.
Io la guardo di rimando con perplessità chiedendole se aveva capito che poteva sedersi sulla sediolina in bagno.
"Mi devo lavare al lavandino?" chiede la paziente.
"Sì, la doccia non può ancora farla perchè le ferite sono fresche" rispondo io gentile.
"Infermiera... ma a quale lavandino?"
"??? Come scusi???" Penso che a causa della lingua ho capito io male o non mi sono spiegata abbastanza bene.
La paziente guarda il bidet e il lavello con aria confusa
E io: " al lavandino" e lo indico così da essere sicura che se non capisce le parole capisce i gesti.
"Scusi eh, ma questo lavandino piccolo a che serve?" chiede lei indicando il bidet
"Quello non è un lavandino, quello è un bidet"
"Che cos'è scusi??"
"Signora quello è un bidet"
"???" faccia perplessa della paziente
"Serve per lavarsi le parti intime" continuo io tranquilla.
"???" faccia ancora più perplessa della paziente
"Le parti intime" e indico (sempre per sicurezza) le zone intime.

La signora mi guarda come se fossi un alieno, forse perchè sono straniera e non parlo benissimo o forse perchè questo sconosciuto piccolo lavandino che serve "solo" per lavarsi i genitali proprio non ha motivo di esistere per lei.  

sabato 8 novembre 2014

Il letto fischia

Reparto di medicina generale, le 21.40, il mio turno finisce tra 20 minuti, qualcuno suona.
E' il simpatico vecchino che a stento respira, con l'ossigeno al naso e ancora tanta forza di suonare ogni 40 minuti per lamentarsi di qualcosa.
Paziente moribondo: "Infermiera ho sentito un fischio"
Io: "Un fischio?"
Paz. "Sì, volevo sistemare il letto più su, e ha fischiato"
Io "Hm, ora vediamo..."
Provo ad alzare e abbassare la parte superiore del letto con i comandi laterali ed effettivamente fa un fastidioso rumore.
Io: "Sì, fischia. Come lo vuole comunque il letto? Più su, più giù?"
Paz: "No, non è importante, però fischia e non si muove"
Io: "No guardi, è un po' lento perchè effettivamente c'è qualche problema, ma si muove. Come lo regoliamo?"
Paz: "Io mi sono anche alzato e sono andato fin lì (indica la parete di fronte dove ci sono due pulsanti per regolare le tapparelle esterne della finestra) ma non ce l'ho fatta"
Io: "Scusi non ho capito, cosa voleva fare al muro?"
Paz: "Infermiera il mio letto fischia" dice alzando la voce.
Io: "Sì ho capito, ma ora sono le dieci di sera e il tecnico lo possiamo avvisare domani mattina, mi dica come dobbiamo regolare il letto e lo lasci stare perchè il meccanismo non funziona bene".
Paz: "No, ma lo regoli da lì" e indica di nuovo la parete.
Io: "No guardi, questi pulsanti non hanno nulla a che fare con il letto"
Paz: "Sì – urla (e meno male che non ce la fa a respirare) -il letto si può regolare anche da lì, l'ho visto"
E io che ormai ho perso la pazienza: "Mi scusi, ma lei vuole sapere meglio di me come funzionano le cose qui e a cosa servono i pulsanti?"

Il vecchietto sta zitto e io me esco lasciandolo con il letto che fischia.