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venerdì 11 dicembre 2015

Convalida del titolo di studio di infermiere dall'estero in Italia

In molti chiedono se dopo aver conseguito il titolo di infermiere all'estero, sia possibile convalidarlo in Italia per tornare a lavorare nel proprio Paese natio. 
In un precedente post ho scritto che chiunque studiasse in Germania diventando infermiere, non poteva poi lavorare in molti Paesi del'Unione europea, fatta eccezione per Svizzera ed Austria. 
Un lettore mi ha scritto in privato dicendomi che non è così, rimandandomi al sito del Ministero della Salute italiano, dove si trovano tutte le informazioni necessarie per chi volesse, dopo aver conseguito il titolo di infermiere in Germania o all'estero, ritornare in Italia

Per ulteriori informazioni: Ministero della Salute.

Stato di guerra (avanzato)

Paziente: "No sa, poi sono allergica a certe medicine, se le prendo mi viene lo shock apocalittico".

Sarà uno shock talmente forte da distruggere l'intera umanità, e io che avevo paura della pillola contro il Pakistan!

giovedì 10 dicembre 2015

Stato di guerra

Discorsi pericolosamente ambigui in "tempi di guerra"



Paziente: "Infermiera scusi, ma qui qualcosa non quadra con le mie pillole del mezzogiorno"
Io: "Ah, cosa?"
Paziente: "Bèh, a mezzogiorno c'è sempre una pillola marrone, sa, quella contro il Pakistan".
Io: "Pakistan eh? Ora controllo" 

(Sarà una bomba-pillola?)

mercoledì 1 aprile 2015

"Comunque non sono razzista"

Una studentessa italiana del nostro gruppo di sfigati, durante un turno di servizi sanitari domiciliari, si trova a chiacchierare con un'infermiera russa ormai in Germania già da più di dieci anni.


Infermiera russa: Nooo, comunque io sono contenta qua, anche perchè non ci sono tanti Turchi. Sai, hai presente? Quelli hanno sempre un'aria cattiva, ti guardano dall'alto verso il basso.

Studentessa italiana: Mah, non saprei, non mi sembra. O almeno non l'ho mai notato.
Infermiera russa: Sì, sì. E poi dai, anche i siriani o i cinesi o i giapponesi, guarda, sono davvero strani. Cioè, io li accetto, però se li incontro per strada devo attraversare dall'altra parte.
Studentessa italiana: ... Ah 
Infermiera russa: E anche gli armeni, i kazachi o gli uzbeki. Nooo, cioè, diciamo che con gli europei non ho problemi, però agli altri preferisco i neri guarda. Per non parlare degli americani. Solo a sentirli mi viene da vomitare. 
Però COMUNQUE NON SONO RAZZISTA EH!
E' solo che certa gente proprio non mi piace.

lunedì 23 febbraio 2015

Il "pronto" soccorso

Da tirocinanti ci tocca fare pratica in ogni reparto dell'ospedale, compresa sala operatoria, pronto soccorso, ambulatorio, centro di riabilitazione, casa di riposo, reparto malati terminali e chi più ne ha più ne metta.
Ogni esperienza è fantastica e indimenticabile, ma soprattutto indimenticabile (nel bene e nel male). Di recente ho fatto le mie due settimane obbligatorie nel pronto soccorso.
Se ci fossi stata abbastanza tempo avrei potuto scriverci un blog a parte, ma due settimane sono sufficienti per un post.
Prima di tutto chiariamo come funziona qui il Noteaufnahme, cioè il corrispettivo del nostro pronto soccorso.
Ci sono due possibilità per arrivarci, con l'ambulanza o da soli. Le ambulanze ovviamente hanno la precedenza, anche se in questo preciso ospedale non c'è nessuna priorità prestabilita, sono le infermiere all'accettazione che decidono, in base alla gravità della cosa, chi ha la precedenza. In alcuni ospedali della Germania esistono i classici codice verde, giallo e rosso, quanto meno in quelli più grandi, in questo dove attualmente faccio il tirocinio invece no. Il pronto soccorso, così come la maggior parte della sanità tedesca, è gratuita, o comunque non ricade direttamente sulle spalle del singolo paziente, ma viene pagata dall'assicurazione sanitaria, a cui è obbligatorio essere iscritti e versare mensilmente una percentuale dello stipendio.
Il sistema sanitario tedesco non è così complesso, ma viene meglio spiegato in un altro post.
Con il fatto che non ci sia né un ticket da pagare come in Italia, né un codice verde, giallo, rosso da rispettare, il "pronto" soccorso diventa una bolgia infernale aperta a qualsiasi malato, immaginario e non.
Vengono per farsi "curare" persone di ogni genere e con ogni tipo di disturbo, dalla frattura al mal di testa, da incidenti domestici con il coltello alle cadute per strada, da strappi muscolari a piedi freddi. E spesso persone che veramente stanno male devono aspettare delle ore perché i medici sono pochi e il tempo da dedicare ad ognuno non va trascurato.
Diciamo che possiamo semplificare il Noteaufnahme dove ho lavorato dividendolo in due grosse sezioni: trauma e medicina interna.
Il "Trauma", ogni paziente che arriva a causa di una caduta o per un dolore non chiaro alle ossa o articolazioni, viene mandato in radiologia, indipendentemente se si sospetta o meno una frattura. Il medico gli fa una visita approfondita e accurata nella zona dove ha dolore, con anamnesi, palpazione, controllo del movimento e delle risposte neuro-sensoriali. Dopo di che, anche se persino io da ignorante capisco che non c'è frattura, il paziente viene mandato a fare la radiografia o la tac, e ritorna poi dal medico con i risultati. E' tutto un processo interno all'ospedale e si risolve nel giro di qualche ora.
Il paziente di medicina interna, ovvero tutti coloro che arrivano con un problema che non
ha nulla a che fare con le ossa e il sistema muscolo scheletrico, viene fatto accomodare su una lettiga, gli viene prelevato il sangue, misurato polso, pressione, frequenza respiratoria, ossigeno nel sangue e fatto un ECG. Questa è la procedura base indipendente dal motivo per cui il nostro paziente è venuto al pronto soccorso. Dopo di che, in base all'anamnesi e alla visita del medico, si può andare avanti con eventuali radiografie al torace, sonografie, gastroscopie e così via. Chi risulta grave o ha una sintomatologia non chiara viene ricoverato per ulteriori analisi, o nel caso di fratture e grosse ferite per essere poi operato.
Tutto ciò, ovvero l'inutilità e la "perdita" di tempo per alcuni pazienti che potrebbero benissimo starsene a casa e prendersi un'aspirina contro il mal di testa prima di venire in ospedale, è dovuta al sistema sanitario tedesco, che ruota attorno alle assicurazioni. L'ospedale guadagna tanto più dall'assicurazione quante più visite, operazioni, radiografie, analisi del sangue, gastroscopie fa.
Ed essendo per il paziente tutto ciò gratuito (pago l'assicurazione sanitaria allo stesso modo ogni mese, sia che io vada ogni giorno dal medico, sia che non mi sia mai ammalata in vita mia) pensa bene di approfittarne e di farsi fare un controllo in ospedale anche se dopo aver dormito male ha il torcicollo, o se a 85 anni e dopo un ictus scansato ha difficoltà a respirare quando cammina troppo.
Dall'altro lato però, i pazienti che invece di andare dal medico di famiglia vengono al pronto soccorso sperando di risolvere la cosa più velocemente, restano davvero le ore ad aspettare il loro turno e lo svolgersi delle visite, che spesso vengono ritardate a causa di mancanza di personale medico. Molti sono costretti ad aspettare nel corridoio sulle barelle, coperti solo da un telo di carta. Altri, che dopo aver saputo di non avere nulla di grave vorrebbero andarsene, devono aspettare seduti anche 4 ore solo per avere una carta di dimissioni.

I due volti della medaglia, in un pronto soccorso che tanto pronto alle vere emergenze non è.  

lunedì 16 febbraio 2015

Risposte del cazzo (parte III)

Durante un giro di medicazioni e cambio fasciature, dove ero stata mandata a seguire l'infermiere contro la sua volontà, nonostante avesse chiaramente ed esplicitamente detto che aveva già altri due praticanti e non ne voleva un terzo oso fare una domanda

Io: Scusi, come mai per fare questa fasciatura ha usato la garza sterile verde sottile e per quella al paziente precedente, con la stessa ferita e nello stesso punto ha usato la compressa sterile grande bianca?

Infermiere (a mia impressione razzista): Perchè così ha detto il medico!

Mai più domande a quel tizio! Ed è così che dovremmo essere preparati per l'esame...

venerdì 13 febbraio 2015

Confusione da freddo

Reparto di medicina generale.

Suonano.
Vado in stanza e la paziente, circa 50 anni, tutta rannicchiata sotto le coperte mi dice che ha freddo.
Paziente: "Infermiera ho freddo".
Io: "Alzo il termosifone?".

P: "No no, poi la mia compagna di stanza non riesce a dormire perché fa troppo caldo".
Io: "Va bene, allora le prendo un'altra coperta".
P: "No no, poi io non riesco a dormire con due coperte".
Io: "Signora le opzioni sono solo due, io non posso riscaldarla. Se vuole le prendo una coperta extra".
P: "No, ma... non ho capito perché non indosso le calze".
Io: "Non lo so, gliele prendo nell'armadio?"
P: "No no, io dico le calze di compressione, quelle per prevenire i trombi... Va bèh, ma io non sono un medico".
Io: "Signora guardi che le calze di cui parla non servono per riscaldarla, ma sono appunto contro il rischio di trombosi".
P: "Va bèh, non importa" 
E torna a raggomitolarsi sotto le coperte in preda al freddo e alla confusione mentale.  

lunedì 9 febbraio 2015

Risposte del cazzo (Parte II)

Infermiera acida (che mi vede tornare dal laboratorio con un pacco di fogli di risultati di analisi):

"Oh merda, ora che hai salito tutte quelle scartoffie le devi pure sistemare e mettere a posto".
Io: "Certo, se qualcuno mi spiega velocemente con quale metodo li devo ordinare lo faccio volentieri".
Infermiera acida: "Ah no, non ho nè tempo nè voglia di mettermi a spiegarti proprio niente".
Infermiere neutrale: "Vieni ti spiego io".
Durante il lavoro di sistemazione, che ha impiegato giusto 30 secondi ad essere spiegato, sento un'altra infermiera gentile che dice a quella acida "La ragazza anche deve imparare qualcosa"

Infermiera acida: "Non qui, non con me".  

domenica 8 febbraio 2015

Il paziente con sindrome di Candy Candy

Il paziente generoso, quello che vuole a tutti costi rendersi utile al di là del normale, è un soggetto interessante. In parte annoiato dalla degenza in ospedale, in parte con qualche serio disturbo psicologico, il generoso ha la sindrome dell'aiutante (Helfer Syndrome in tedesco). 
E' più forte di lui, non può fare a meno di rendersi disponibile anche dove non è necessario o dove non è assolutamente richiesto. Questo tipo di paziente può sembrare una benedizione per gli infermieri e gli operatori sanitari, ma spesso fa più danni che del bene.

Spesso questo aiutante si offre di dare le medicine al suo compagno di stanza immobile o demente, suona il campanello perché pensa che il suo compagno non si senta bene. In base a supposizioni tutte sue descrive il malato accanto a lui, propone diagnosi e consigli. 
Cerca di fare il possibile per sentirsi utile, dal portare da solo il pranzo finito fuori nel carrello, all'aprire e chiudere la finestra o la luce per il suo compagno di stanza, al chiamare per lui gli infermieri e addirittura al parlare per lui. Purtroppo la maggior parte dei suoi slanci di generosità sono dannosi e inopportuni, dettati solo dalle sue idee o convinzioni e non da un reale bisogno dell'altro paziente. Ha bisogno di interagire e rendersi utile, di dire la sua, di collaborare, senza considerare che quello non è il suo ruolo e dare delle pillole ad un altro paziente è solo pericoloso.

martedì 3 febbraio 2015

Risposte del cazzo (Parte I)

Per la categoria "risposte del cazzo" proponiamo una serie di episodi vissuti in cui le risposte poco appropriate di chi ci circonda lasciano davvero di sasso. 
Le risposte del cazzo arrivano da tutti. Dagli infermieri, tanto quanto dagli insegnanti e spesso anche dai tuoi stessi pari.  

Alunno: Prof da che deriva questo Cholin?
Prof: Da "Ci" "Hacca" "O" "eLle" "I" "eNne".
Alunno: o.O   Volevo sapere se è un elemento che ha a che fare con il Cholesterin (=colesterolo)
Prof: sì avevo capito cosa intendevi, ma non lo so.  

sabato 31 gennaio 2015

Il paziente onnisciente

Il paziente onnisciente è quello che, google alla mano, ma anche senza, ha sempre la domanda pronta e spesso anche la risposta alla suddetta. Sa più del medico, dell'infermiere, del chirurgo e tutto l'ospedale messo insieme. Usa paroloni e inserisce con disinvoltura nelle conversazioni le sue perle di saggezza. Ha letto l'ultima scoperta, l'ultima ricerca, l'ultimo studio su ogni malattia possibile. Illumina con il suo sapere indifferentemente lo studente, l'infermiere, il medico e il compagno di stanza.

Non si ferma mai a pensare se le sue discussioni possano essere di interesse anche per i suoi ascoltatori. 
L'onnisciente sa anche quando il compagno di stanza deve fare la pipì, prendere le medicine, quando ha dolore e che tipo di dolore ha, lui sa se è meglio fare una gastroscopia o finirla con un Malox. Sa come è meglio girare il paziente con la frattura, sa cosa pensa il demente accanto a lui, sa come fare una siringa. Pensa di sapere tutto il necessario e si sente al di sopra di persone con una laurea ed esperienza decennale, ma la cosa divertente è che al 90% le sue discussioni finiscono con una figura di merda (per lui).

mercoledì 7 gennaio 2015

Il bidet, questo sconosciuto (Parte III)

Tra colleghi

Un medico arabo parla con un infermiere italiano e ad un certo punto ha il coraggio di chiedere a cosa serva questo piccolo lavello basso.
"E' il bidet, voi non ce l'avete?"
"No. A che serve?"
"Per lavarsi le parti intime"
"Davvero? -fa sconvolto -Io credevo fosse per le persone basse, che ne so, per lavarsi le mani o i capelli".

"???"  

venerdì 5 dicembre 2014

Il paziente razzista, incazzato o razzista incazzato

Prima di tutto voglio precisare, anche se spero che siate abbastanza intelligenti da capirlo da soli, che per fortuna non tutti i pazienti, non tutte le persone, non tutti i tedeschi sono razzisti o pensano che lo straniero rubi il loro lavoro. 

Il razzista è quello che appena sente l'accento straniero, anche quando parli perfettamente tedesco meglio degli stessi tedeschi (ci sono medici stranieri che parlano benissimo e non hanno nulla da invidiare ad un madre lingua, l'unica "pecca" resterà sempre l'accento), ti guarda con aperto disprezzo.
Ti squadra dalla testa ai piedi e con una smorfia di chiaro disgusto sul viso ti chiede da dove vieni, o inizia a nominare a random i Paesi che schifa di più. Da dove viene? Russia? Polonia? Romania? Kazakistan? Ungheria? In genere sono i paesi dell'est europa e la Russia ad essere nella top ten del razzista.
Con la stessa smorfia schifata gli rispondi che vieni dall'Italia. Ed ecco il cambiamento.
AAAH, ITALIAAA! Urla sorridendo, e già ti odia meno. Da lì partono i classici luoghi comuni, , pizza, spaghetti, mafia, Berlusconi! Spesso preferirei dire che vengo dal Kazakistan.
Bella Italia
Naturalmente il razzista puro, una categoria per fortuna in minoranza, ma comunque presente, ti schifa a prescindere dal Paese di provenienza, l'italiano non gli sta più simpatico del rumeno o del sporco straniero ruba lavoro, o peggio, di quello che viene in Germania ad usufruire delle agevolazioni sociali per immigrati e vive sulle spalle degli onesti lavoratori.
russo. Nella sua testa si forma l'idea dello
Il paziente incazzato è invece quello che urla sempre con chiunque e per qualsiasi motivo. La camera è piccola, il medico è incompetente, l'infermiera non arriva subito quando suona il campanello, il cibo fa schifo. E' costantemente nervoso, irritabile e perde la pazienza per nulla. Non gli si può parlare, se si prova a scherzare la prende come un'offesa personale, se si è troppo seri non va bene, se si sta zitti pensa che non gli si dia importanza. Se non ha nulla di cui lamentarsi in ospedale, cosa rara, prende ad inveire contro le tasse, il tempo, il governo, la suocera, il caro vita e così via.

Il razzista incazzato infine è quello che, se la camera è piccola, il medico incompetente, l'infermiera lenta e il cibo fa schifo, è tutta colpa degli stranieri.

Le altre categorie di pazienti (work in progress)

giovedì 4 dicembre 2014

Il paziente rompicoglioni insopportabile

Non prendetela a male cari pazienti o parenti. Non leggetemi come se fossi un mostro che non capisce la sofferenza di chi giace in un letto d'ospedale, ma provate a capire che noi siamo anche esseri umani, e talvolta delle categorie di pazienti ci fanno davvero impazzire e perdere la pazienza. 
Il rompicoglioni insopportabile è il peggiore, è peggio anche del razzista incazzato per quanto mi riguarda. 

Quello che crede di essere l'unico paziente in ospedale, il principale, unico a soffrire ed aver bisogno di aiuto.
Quello che pensa che si lavori solo per lui, che medici ed infermieri non abbiano nulla da fare e possano stare dietro alle sue richieste (spesso assurde e inutili) tutto il tempo che a lui sembra necessario.

Quello che pretende di avere tutto il team ospedaliero a sua disposizione in ogni momento della giornata.
Quello che suona ogni 15 minuti per qualsiasi cosa, anche la più piccola puttanata.
Quello che quando sei in stanza solo per misurargli la temperatura (20 secondi contati) è capace di tenerti lì mezz'ora.
Quello che pensa, parla, agisce e chiede talmente lentamente che il tempo dovrebbe raddoppiare per poter fare tutto ciò che chiede.
Quello che vuole essere spostato il bicchiere d'acqua nell'esatta posizione che dice lui. Più a destra, più verso di me, più all'estero, no così è troppo. Ecco sì, così a lato va bene, ma meno a sinistra.
Quello a cui non frega nulla se, mentre sei ad adempiere inutili compiti nella sua stanza con la sua lentezza e secondo le sue regole di precisione, suonano altri 4 campanelli e tu sei l'unico che deve andare a rispondere.
Quello che ogni giorno ti chiede che medicina è quella pillola rosa quadrata, anche se ormai la prende da mesi.
Quello che pensa che tu debba uccidergli anche le zanzare in stanza, perchè è un tuo dovere. 
Quello che ha sempre e comunque ragione.
Quello che ti fa rifare tutto da capo se c'è un pelo fuori posto.
Quello che una volta che lo hai lavato, pulito, asciugato, vestito, messo il pannolone e rimesso a letto ti dice che deve andare in bagno. 
Quello che non è mai contento di nulla e ha da lamentarsi di tutto e tutti. La cucina, le infermiere, i medici, i medici stranieri, la tv, il caldo, il freddo, il letto scomodo, il tavolo piccolo, il compagno di stanza che russa, la poca libertà di movimento in ospedale.

Qualcuno dovrebbe dirgli che non sono in albergo o in vacanza, ma in ospedale!  

mercoledì 3 dicembre 2014

Il paziente demente

Con la parola "demente" non intendiamo offendere assolutamente nessuno, chi usa questo aggettivo in modo offensivo è semplicemente ignorante o stupido.
La demenza senile o morbo di Alzheimer, è una malattia degenerativa che colpisce soprattutto persone anziane, e talvolta anche giovani.
I pazienti dementi possono essere anche divertenti, dolci, premurosi, creativi, pieni di vita, aggressivi, irritanti.
Demente innamorato: è una signora che piange quasi tutto il giorno spaventata perché non sa dove si trova, non la calmano nè eventuali medicinali, nè infermieri, nè parole di nessun genere. Una signora che piange terrorizzata tutto il giorno perchè non riconosce il luogo dove si trova, nè le persone, finché non arriva il marito a trovarla e lei improvvisamente si calma. Lui si siede sul letto vicino a lei, le tiene la mano e anche se non dice nulla lei lo riconosce, non piange più, non ha paura di una stanza che non conosce e di persone continuamente nuove. Qualche volta l'amore va oltre la malattia; purtroppo però non sempre i malati affetti da Alzheimer o demenza riconoscono i propri cari.
Demente aggressivo: tu entri in stanza e per qualche motivo il paziente ti odia e ti aggredisce verbalmente e fisicamente. In quei momenti è meglio non avvicinarsi o lasciar provare ad un collega diverso.
Demente divertente: tu entri in stanza e ti chiede duemila volte la stessa cosa. E tu duemila volte gli racconti qualcosa di diverso, lasciando spazio alla creatività per non impazzire rispondendo sempre le  
stesse cose alla stessa domanda. E' anche quello che parla volentieri della propria vita e racconta fatti del passato costantemente; in più è premuroso e dolce con gli infermieri ed i medici, contento di avere compagnia, ogni volta che entri in stanza ti ringrazia anche per la visita.
Demente fuggiasco: lo trovi sempre pronto a scappare o ad escogitare piani di fuga per tornare a casa. Di solito è quello che vive in una precisa epoca del suo passato ed è convinto di dover tornare a casa per cucinare ai figli, dover andare a lavoro, o dover fare qualche attività quotidiana che ha segnato la sua esistenza da giovane. Questo pensiero fisso lo porta a voler ritornare a casa. 
Demente passivo: tu entri in stanza dopo 10 ore e lo trovi ancora lì, nella stessa esatta identica posizione come l'hai lasciato. E' quello che dimentica di mangiare, bere, andare al bagno, dormire e fare qualsiasi altra attività quotidiana. Ma è anche il più docile, tranquillo e facile da curare, perché ti segue e fa tutto quello che gli dici.  

Le altre categorie (work in progress)

martedì 2 dicembre 2014

Il paziente invidioso

Il paziente invidioso è quello che non può sopportare che tu dia più attenzioni al compagno di stanza piuttosto che a lui. Può darsi che il compagno di stanza abbia più bisogno di attenzioni e di cure; può darsi che ha chiamato per farsi aiutare in qualcosa o semplicemente per farsi portare un po' d'acqua. In ogni caso ogni volta che entri in stanza anche l'invidioso ha qualcosa da dire.
Ma cosa accade se in stanza ne mettono due invidiosi insieme?
Semplicemente che entri in un vortice senza fine, in un tunnel senza ritorno. Vai in stanza per misurare la pressione e ne esci dopo 40 minuti perché i due hanno qualcosa da chiederti, facendo rimbalzare le richieste come una pallina da ping pong tra l'uno e l'altro, spesso senza nemmeno darti il tempo di finire con il paziente con cui hai iniziato.
Infermiera devo fare la pipì.
Anche io devo fare la pipì.
Infermiera potrebbe portarmi una bottiglia d'acqua?
Anche io ho sete, mi riempie il bicchiere?
Voglio andare a letto, mi aiuta?
Quando ha finito anche io vorrei mettermi a letto.
Mi vorrei lavare i denti.
Uh, anche io vorrei lavare i denti.

E' mai possibile che questi abbiano sete, voglia di andare a letto, fare pipì, pulirsi e tutto il resto assieme?
Quando sono soli, o con altri pazienti autosufficienti, non hanno tutte queste richieste, stranamente non vogliono nemmeno più lavarsi i denti dopo ogni pasto. riescono a fare la pipì da soli, si riempiono il bicchiere con l'acqua senza aspettare che sia tu a farlo. 
Misteri della vita in ospedale!

Le altre categorie (work in progress)

lunedì 1 dicembre 2014

Categorie di pazienti

Nella nostra professione siamo in contatto con tante persone, tutte diverse tra loro, uniche nel loro genere, nella malattia, nella storia personale e nel carattere. 
Ma diciamoci la verità, ci sono delle categorie generali in cui si possono classificare bene o male tutti i pazienti. Ognuno ha il suo stile, il suo marchio, la sua caratteristica che lo colloca in una differente classe. 



lunedì 24 novembre 2014

Quando un rapimento alieno calzerebbe a pennello

Reparto di psichiatria.
Durante un quotidiano turno di mattina, in coppia con un infermiere abbastanza adulto e prossimo alla pensione (63 anni), mentre si misuravano pressioni, polso, temperatura e peso ai pazienti, senza chiacchierare di nulla.
Durante un attimo di pausa in cui aspettavamo gli altri lui mi dice: "Sai, mi ricordi mia figlia".
Io ne sono contenta, di solito quando somigli ad un parente caro poi ti prendono in simpatia e ti aiutano di più durante il tirocinio.
"Ah, bello, mi fa piacere. E cosa fa tua figlia?"
"Non è più in vita"
Oh porca puttana! Reazione immediata di imbarazzo e dispiacere naturalmente. "Mi dispiace tanto, non lo sapevo".
"No figurati, non potevi saperlo ovvio"
Momento di pausa di un microsecondo, quando pensi che la situazione non possa peggiorare lui aggiunge "Si è tolta la vita 10 anni fa".
Oh porca puttana!!!
Come si reagisce a queste notizie tragiche date da un semisconosciuto con cui hai lavorato massimo due volte in vita tua e che sai che vedrai al massimo per il prossimo mese di tirocinio in quel determinato reparto prima di cambiare aria?
Credo non ci siano parole adatte da dire ad un padre che ha perso una figlia, soprattutto in un modo così brutto, e avere la consapevolezza e l'imbarazzo che tu gliela ricordi.

Ho cercato di farfugliare qualche frase di circostanza sperando con tutte le mie forze che arrivasse qualcuno a tirarmi fuori da quella sensazione di inadeguatezza. Prima che mi rapissero gli alieni sono passati lunghi minuti di silenzio alternati ai miei imbarazzanti tentativi di dire qualcosa di sensato e i dettagli del suicidio da lui esplicati.  
Sono decisamente pessima in queste situazioni.

sabato 22 novembre 2014

Compiti e lavori infami del tirocinante

Il tirocinante impara un sacco di cose, una delle prime (oltre a fare il caffè) è che la gavetta fa schifo e tu sei l'ultimo anello della catena alimentare. Tutti ti comandano, tutti ti dicono cosa fare, quando farlo, come farlo. Tu sarai quello che oltre ai tuo normali compiti lavorativi da svolgere bene e in tempo, dovrai fare commissioni, preparare il caffè, fare le fotocopie, andare in giro per l'ospedale a prendere e portare cose. Ma magari fosse solo questo.
Un tirocinante in ospedale è un vero schiavo, è quello che viene mandato a fare anche i lavori più infami e che nessun altro vuole fare. Chiunque ha fatto pratica o gavetta (non per forza in un ospedale) sa bene cosa significa trovarsi in questa posizione sociale.
Non mi lamento del fatto che se c'è un mare di merda (e non metaforicamente) mandano te, purtroppo questo è il nostro ruolo ad oggi, ma ci sono dei compiti che proprio non capisco e che si inventano per lo più quando ti vedono senza fare nulla.
Capitano ovunque, anche nei reparti più affollati, giorni o momenti della giornata in cui hai svolto già tutti i tuoi compiti e sei senza fare nulla; oppure miracolosi giorni in cui il reparto è semi vuoto e c'è poco o nulla da fare. Non avendo ancora il permesso per preparare medicine, fare prelievi o altre cose avanzate stai lì a leggere qualcosa sulle norme dell'igiene, sei a chiacchierare amabilmente con uno
dei pazienti più simpatici o semplicemente ti stai prendendo una meritata pausa. 
Ed ecco! Lì arriva sempre l'infermiere che ha dimenticato quando anche lui era uno schiavo e ti trova qualsiasi cosa da fare pur di non lasciarti con le mani in mano nemmeno mezz'ora, per lo più qualcosa che non ti compete.


  • Pulizia dei frigoriferi con ordinamento alfabetico o cronologico dei cibi in esso contenuti.
  • Pulizia degli stipiti delle porte in acciaio con un particolare prodotto pulisci acciaio (a cui penso di aver avuto una sorta reazione allergica).
  • Pulizia dei balconi esterni (con una temperatura tra i 3 e 7° C).
  • Pulizia dell'immondizia. Svuotamento del cassettone con i bidoncini della spazzatura, pulizia generale nei mobiletti e risistemazione dei bidoncini.  
  • Controllo ossessivo dei pazienti anziani per dargli da bere. 
  • Intrattenimento dei pazienti con demenza.
  • Pulizia delle mensole nelle stanze dei pazienti.
  • Pulizia ossessiva della stanza di lavoro degli infermieri (dove magari tu nemmeno ti siedi o ci entri perchè in alcuni reparti, essendo il tirocinante solo un'infida creatura indegna, devi restarne semplicemente fuori)
  • Sistemazione in ordine alfabetico e per data di ricevute e documenti vari di cui non conosci nemmeno l'utilità.
  • Cura e sistemazione di piante e fiori in reparto e nelle stanze dei pazienti.

sabato 15 novembre 2014

Matematica

La stronzaggine di un reparto spesso è inversamente proporzionale alla sua importanza e grandezza. 
Meno c'è da fare e più le infermiere ti trattano male. Più è piccolo il reparto più sono esauriti e sotto stress i lavoratori. 
Ma perchè poi? Ho visto gestire benissimo e senza panico reparti caotici, con ricoveri e rilasci continui, pazienti difficili, milioni di terapie, medicine, cure e attenzioni da dare. E ho visto infermiere, anche anziane e con esperienza, andare in panico al primo pelo fuori posto, con una quantità di lavoro totale ridicola.